Contratto a Chiamata: Come Funziona, Limiti e Costi
Il contratto a chiamata, che la legge chiama lavoro intermittente, è un rapporto di lavoro dipendente in cui la persona lavora solo quando l'azienda la chiama, ed è pagata per le ore effettivamente svolte. È pensato per bisogni discontinui, come il sabato sera di un bar o i banchetti di un ristorante, e ha regole precise: requisiti di età o di attività, un tetto di giornate fuori dal turismo e una comunicazione all'Ispettorato prima di ogni chiamata. Questa guida spiega come usarlo senza errori.
In breve
- Il contratto a chiamata, o lavoro intermittente, permette di far lavorare una persona solo quando serve, pagando le ore effettivamente lavorate.
- Si può usare con lavoratori sotto i 24 anni o sopra i 55, oppure per le attività previste dalla legge e dai contratti collettivi.
- Ogni chiamata va comunicata all’Ispettorato del Lavoro prima che il turno inizi: la UniLav dell’assunzione non basta.
- Fuori da turismo, pubblici esercizi e spettacolo vale il tetto di 400 giornate in tre anni con lo stesso datore di lavoro.
- Se il lavoratore si obbliga a rispondere alla chiamata, gli spetta un’indennità mensile di disponibilità anche quando non lavora.
Cos'è il lavoro intermittente
Il lavoro intermittente è un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, con cui il lavoratore si mette a disposizione dell'azienda per svolgere prestazioni in modo discontinuo. Non c'è un orario fisso: è l'azienda a decidere, di volta in volta, quando serve. Nei periodi in cui non viene chiamato il lavoratore non matura retribuzione né contributi, salvo l'indennità di disponibilità quando è prevista.
Per tutto il resto è un dipendente come gli altri. Si assume con la comunicazione UniLav entro il giorno prima dell'inizio del rapporto, riceve una busta paga per i mesi in cui lavora, ha diritto, in proporzione alle ore svolte, a ferie, tredicesima, TFR e alle tutele per malattia e infortunio, e va formato sulla sicurezza come qualsiasi altro lavoratore. La retribuzione oraria non può essere inferiore a quella di un collega con le stesse mansioni.
Il contratto può prevedere l'obbligo di rispondere alla chiamata o lasciare il lavoratore libero di rifiutare. La scelta cambia il costo e le conseguenze: con l'obbligo spetta l'indennità di disponibilità, e il rifiuto ingiustificato può portare al licenziamento; senza obbligo non è dovuto nulla, ma l'azienda non ha garanzia di trovare la persona quando serve.
Chi può essere assunto a chiamata
La legge ammette il contratto a chiamata in due casi alternativi: basta che ne ricorra uno. Il primo riguarda la persona, il secondo l'attività. Fuori da questi casi il contratto non è valido e il rapporto viene considerato un normale lavoro a tempo pieno.
Requisito di età
Il contratto a chiamata è sempre ammesso con chi ha meno di 24 anni, purché le prestazioni si svolgano entro il venticinquesimo compleanno, e con chi ha più di 55 anni. Vale in qualsiasi settore e per qualsiasi mansione: è la strada più semplice e la più usata dalle piccole aziende.
Requisito oggettivo: le attività discontinue
Per le altre età il contratto è ammesso solo per le attività indicate dai contratti collettivi o, in mancanza, per le occupazioni discontinue elencate nella tabella allegata al Regio Decreto 2657 del 1923, come camerieri, personale di servizio e di cucina negli esercizi pubblici, portieri, custodi. Il CCNL applicato può ampliare o precisare questi casi: va letto prima di assumere.
In ogni caso il contratto a chiamata è vietato in alcune situazioni:
- Sostituire lavoratori in sciopero.
- Assumere nella stessa unità produttiva in cui, nei sei mesi precedenti, ci sono stati licenziamenti collettivi per le stesse mansioni.
- Assumere dove sono in corso sospensioni o riduzioni d’orario con cassa integrazione per le stesse mansioni.
- Assumere senza aver fatto la valutazione dei rischi prevista dalla normativa sulla sicurezza.
Il limite delle 400 giornate
Con lo stesso datore di lavoro, ogni lavoratore a chiamata può svolgere al massimo 400 giornate di effettivo lavoro nell'arco di tre anni solari. Non è un limite annuale: le giornate si sommano sui tre anni, e un lavoratore può concentrarne molte in un anno e poche nei successivi. Contano solo le giornate in cui ha davvero lavorato, non quelle di semplice disponibilità.
Il limite non si applica ai settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Per bar, ristoranti, pizzerie, lidi e strutture ricettive conta invece la natura del lavoro: se le chiamate diventano tutti i giorni a orario fisso, il rapporto non è più intermittente e un ispettore può riqualificarlo.
Se si supera il tetto. Superate le 400 giornate nei settori in cui il limite vale, il rapporto si trasforma in un contratto a tempo pieno e indeterminato, con le differenze di retribuzione e contributi. Tieni un conteggio aggiornato per ogni lavoratore.
Comunicazione della chiamata
È l'adempimento che distingue il contratto a chiamata da tutti gli altri. Prima dell'inizio di ogni prestazione, o di un ciclo di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni, il datore di lavoro comunica all'Ispettorato del Lavoro il nome del lavoratore e i giorni in cui lavorerà. Si usa il modello UNI-Intermittenti, inviato dal portale del Ministero del Lavoro, con l'app Lavoro Intermittente, via e-mail all'indirizzo intermittenti@pec.lavoro.gov.it o, per gli utenti registrati, via SMS.
Se la chiamata salta, la comunicazione si annulla prima dell'orario di inizio. Se il lavoratore resta più giorni del previsto, serve una nuova comunicazione per i giorni aggiunti. Non è richiesta l'indicazione dell'orario, ma è consigliabile tenerne traccia per il Libro Unico del Lavoro.
La comunicazione mancata è punita con una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore interessato, senza possibilità di regolarizzare con la diffida. In un bar che chiama tre ragazzi ogni sabato senza comunicarlo, una sola ispezione moltiplica la sanzione per tre. È uno degli errori più frequenti nei controlli estivi.
Costo e indennità di disponibilità
Il costo di un lavoratore a chiamata è quello di un dipendente con le stesse mansioni, calcolato sulle sole ore lavorate: paga oraria del CCNL, contributi a carico azienda, ratei di ferie, tredicesima ed eventuale quattordicesima, TFR, premio INAIL. Il vantaggio economico non sta in uno sconto, ma nel fatto di non pagare le ore in cui non serve. Per stimarlo parti dal calcolatore del costo dipendente e riportalo alle ore previste nel mese.
Se nel contratto il lavoratore si obbliga a rispondere alla chiamata, gli spetta un'indennità mensile di disponibilità per i periodi in cui resta a disposizione senza lavorare. La misura minima è fissata dai contratti collettivi e non può essere inferiore al 20% della retribuzione prevista dal CCNL. L'indennità è soggetta a contributi ma non conta per TFR, ferie e altri istituti di legge o di contratto.
Senza obbligo di risposta l'indennità non è dovuta, ed è per questo la formula più usata dalle piccole attività. Se il lavoratore con obbligo non può rispondere per malattia, deve avvisare subito: in mancanza perde l'indennità per 15 giorni.
Quando conviene rispetto a stagionale e part-time
La domanda giusta non è quale contratto costi meno, ma quale descriva meglio il bisogno. Usare la forma sbagliata è ciò che fa scattare le riqualificazioni nei controlli.
| Aspetto | A chiamata | Stagionale | Part-time |
|---|---|---|---|
| Quando serve | In modo discontinuo e imprevedibile: weekend, eventi, punte | Tutti i giorni per una stagione | Sempre, con orario fisso ridotto |
| Orario | Deciso volta per volta con la chiamata | Pieno o ridotto, fissato nel contratto | Scritto nel contratto, variabile solo con clausole elastiche |
| Costo quando non lavora | Zero, o l’indennità di disponibilità se c’è obbligo di risposta | Nessuno: il rapporto finisce con la stagione | Retribuzione mensile fissa |
| Adempimento tipico | Comunicazione prima di ogni chiamata | Diritto di precedenza a fine stagione | Gestione delle ore supplementari |
Molti locali della costa combinano le forme: una squadra con contratto stagionale per l'estate e uno o due lavoratori a chiamata per i weekend e gli eventi. Per le prestazioni davvero occasionali, poche ore in un anno, esiste anche il lavoro occasionale con la piattaforma INPS, che ha limiti propri ed è spiegato nella guida Voucher e lavoro occasionale.
Riferimenti locali
Nella zona di Pachino il contratto a chiamata è diffuso soprattutto nei bar, nelle pizzerie e nei locali di Marzamemi e Portopalo, che d'estate lavorano a pieno ritmo e d'inverno solo nei fine settimana, e nei servizi di sala per matrimoni ed eventi nelle masserie e nelle ville tra Noto e Siracusa. In questi casi il contratto si affianca spesso a una piccola squadra stagionale o a tempo indeterminato.
Le comunicazioni delle chiamate arrivano all'Ispettorato del Lavoro, e i controlli sul territorio sono dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Siracusa, che nei mesi estivi verifica con particolare attenzione la corrispondenza tra persone presenti nel locale e chiamate comunicate. Per gli operai agricoli il contratto a chiamata si usa raramente: per le fasi di raccolta la forma tipica resta l'OTD, spiegata nella guida sull'assunzione di un operaio agricolo.
Domande frequenti
Devo comunicare ogni chiamata?
Sì. Prima dell’inizio di ogni prestazione, o di un ciclo di prestazioni fino a 30 giorni, il datore di lavoro invia una comunicazione all’Ispettorato del Lavoro con il modello UNI-Intermittenti, dal portale del Ministero, via app o via email dedicata. La comunicazione indica lavoratore e giorni di lavoro; si può annullare se la chiamata salta. È diversa dalla UniLav, che si invia una sola volta all’assunzione.
Posso usarlo per un negozio?
Sì, se il lavoratore ha meno di 24 anni o più di 55: il requisito di età vale in ogni settore, commercio compreso. Per le altre età serve che l’attività rientri nella tabella delle occupazioni discontinue del 1923 o nei casi previsti dal CCNL Commercio, da verificare prima dell’assunzione. Restano i divieti generali e l’obbligo di comunicare ogni chiamata.
Quante giornate può lavorare in un anno?
Non esiste un tetto annuale. Il limite è di 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari con lo stesso datore di lavoro, e non vale nei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Superato il limite, il rapporto si trasforma a tempo pieno e indeterminato. Per un bar o un ristorante, quindi, il vincolo vero è un altro: il lavoro deve restare discontinuo.
Cosa succede se dimentico la comunicazione?
Si applica una sanzione amministrativa per ciascun lavoratore per cui manca la comunicazione, da 400 a 2.400 euro, senza possibilità di sanare con la diffida. Se poi la giornata non risulta in alcun modo, in un controllo può essere contestata come lavoro irregolare. La regola pratica è semplice: niente comunicazione, niente turno. Le app del Ministero permettono di inviarla in pochi secondi anche dal telefono.