Partita IVA per Logopedista
Il codice ATECO giusto dopo il cambio del 2025, quanto si paga tra imposta e INPS il primo anno, come si fattura ai pazienti, spesso bambini, e come si lavora con i centri di riabilitazione senza finire in una finta partita IVA.
Chi è e cosa serve per esercitare
Il logopedista è una professione sanitaria della riabilitazione: previene, valuta e tratta i disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione, nei bambini come negli adulti. Per esercitare serve la laurea triennale in Logopedia (classe L/SNT2), che è abilitante, e l'iscrizione all'albo dei logopedisti presso l'Ordine TSRM e PSTRP del proprio territorio. A differenza dei fisioterapisti, che nel 2023 hanno avuto un Ordine tutto loro, i logopedisti sono rimasti in quello multi-professionale.
Prima di aprire la partita IVA
- Iscrizione all’albo dei logopedisti dell’Ordine TSRM e PSTRP della tua provincia
- Polizza di responsabilità civile professionale, obbligatoria per i professionisti sanitari (legge 24/2017)
- Formazione continua ECM: 150 crediti ogni tre anni, dall’anno dopo l’iscrizione
- Una PEC, il domicilio digitale obbligatorio per gli iscritti agli albi
- Le credenziali del Sistema Tessera Sanitaria, da chiedere dopo l’apertura
- Se sei dipendente pubblico: l’autorizzazione dell’ente alla libera professione
Molti logopedisti iniziano con un contratto in un centro di riabilitazione e aprono la partita IVA per le sedute private del pomeriggio, o per collaborare con più centri. È una strada normale, con due attenzioni che vedremo: il forfettario esclude chi fattura soprattutto al proprio ex datore di lavoro, e la collaborazione deve restare davvero autonoma.
Codice ATECO 2025/2026 per logopedisti
Dal 1° aprile 2025 vale la classificazione ATECO 2025, che resta in vigore per tutto il 2026. Il vecchio 86.90.29, che molte guide riportano ancora, non esiste più.
| Fino a marzo 2025 (ATECO 2007) | Dal 1° aprile 2025 (ATECO 2025) | Coefficiente forfettario |
|---|---|---|
| 86.90.29 | 86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a. (cita la logopedia) | 78% |
È lo stesso codice di dietisti, podologi e altre professioni della riabilitazione: la classificazione lo descrive elencando le attività, e la logopedia c'è. Con il coefficiente del 78%, nel forfettario 78 euro su 100 incassati sono reddito tassabile. Chi ha aperto la partita IVA prima di aprile 2025 ha avuto il passaggio in automatico: basta controllarlo nel cassetto fiscale. Per la logica dei codici, leggi la guida al codice ATECO.
Regime fiscale consigliato: forfettario o ordinario
Per chi inizia il regime forfettario è la scelta naturale: imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, se l'attività è nuova e non prosegue un lavoro da dipendente, poi del 15%; niente IVA, niente ritenuta d'acconto, contabilità ridotta al minimo. Il limite è di 85.000 euro di compensi l'anno; sopra i 100.000 si esce subito.
Due regole pesano in particolare sui logopedisti, perché tanti arrivano da un contratto in un centro. La prima: il forfettario è escluso per chi fattura in prevalenza al datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti. La seconda: con più di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell'anno prima non si può usare (soglia valida per il 2025 e il 2026). Chi lavora part-time in un centro e fa privati il pomeriggio di solito rientra; chi lascia il centro e continua a lavorarci con la partita IVA no.
L'IVA conta poco nella scelta, perché le prestazioni di logopedia sono esenti anche nel regime ordinario (art. 10, n. 18, DPR 633/1972), sia ai pazienti sia ai centri. L'ordinario ha senso solo con spese reali molto alte, per esempio uno studio con materiali, test e collaboratori. Fai la prova con il calcolatore del regime forfettario e la guida al forfettario.
Cassa previdenziale: la Gestione Separata INPS
Il logopedista non ha una cassa di previdenza propria. Chi lavora con partita IVA si iscrive alla Gestione Separata INPS, gratis e online entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, e versa nel 2026 il 26,07% del reddito professionale (il 78% degli incassi, nel forfettario). Chi ha già un'altra copertura obbligatoria, per esempio il contratto con un centro, versa il 24%.
- Nessun contributo minimo: con incassi bassi si versa poco, con incassi zero niente.
- Si può addebitare al paziente una rivalsa del 4%, facoltativa e poco usata con le famiglie.
- Niente riduzione del 35%: vale solo per artigiani e commercianti.
- Saldo e primo acconto a giugno con la dichiarazione dei redditi, secondo acconto a novembre.
- I contributi versati si deducono dal reddito dell’anno in cui li paghi, anche nel forfettario.
- Dà diritto a pensione, maternità, malattia con ricovero e all’indennità ISCRO nei periodi di calo del reddito.
Quanto costa il primo anno: esempio con 20.000 € di incassi
Primo anno di attività, regime forfettario al 5%, 20.000 € incassati, che a 45-55 euro a seduta sono circa 400 sedute l'anno. Il reddito tassabile è il 78%, cioè 15.600 €; nel primo anno non ci sono contributi già versati da dedurre.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Imposta sostitutiva al 5% su 15.600 € | 780 € |
| Gestione Separata INPS, 26,07% su 15.600 € | 4.067 € |
| Totale tra imposta e contributi | 4.847 € |
Circa un quarto degli incassi, quasi tutto in contributi. A questo si aggiungono i costi fissi: quota dell'Ordine, assicurazione, software di fatturazione, test e materiali e l'affitto se apri uno studio. Dal secondo anno l'imposta scende, perché i contributi versati si deducono.
Il conto arriva l'anno dopo: a giugno del secondo anno si pagano il saldo del primo e il primo acconto del secondo, circa una volta e mezza la cifra qui sopra, in una sola volta. Metti da parte ogni mese il 25% di quello che incassi.
Apri la partita IVA da logopedista, online
Codice ATECO 86.99.09, forfettario, iscrizione alla Gestione Separata, credenziali del Sistema Tessera Sanitaria e prima fattura: ci pensiamo noi in videochiamata. Preventivo fisso prima di iniziare.
Fatturazione e obblighi: fattura, bollo, Sistema TS
Ai pazienti: niente fattura elettronica
Per le prestazioni sanitarie a persone fisiche è vietato emettere la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio, un divieto diventato definitivo dal 2026. La fattura al paziente si fa su carta o in PDF e va emessa sempre. Ai centri, alle scuole e alle aziende la fattura è invece elettronica, anche nel forfettario.
Il paziente è il bambino
Gran parte dei pazienti sono minorenni, e la fattura va fatta a chi riceve la prestazione: il codice fiscale in fattura e nell'invio al Sistema TS è quello del bambino, anche se paga il genitore. Il genitore detrae il 19% se il figlio è a suo carico, e per questo deve pagare con carta, bancomat o bonifico. Conviene chiedere il codice fiscale del bambino alla prima seduta.
Cosa scrivere in fattura
Il compenso, la marca da bollo da 2 euro quando il totale supera 77,47 euro (si può addebitare al paziente), l'eventuale rivalsa INPS del 4% e la dicitura del regime: operazione in regime forfettario ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, legge 190/2014, non soggetta a ritenuta d'acconto. Nel regime ordinario, per le prestazioni sanitarie, l'esenzione ex art. 10 n. 18.
Sistema Tessera Sanitaria e detrazione
I logopedisti sono obbligati a inviare al Sistema TS i dati delle fatture ai pazienti, che finiscono nel 730 precompilato. Dal 2026 l'invio è annuale, entro il 31 gennaio per le fatture incassate nell'anno prima; il paziente, o il genitore, può opporsi. La logopedia si detrae senza prescrizione medica, perché il logopedista è tra le figure sanitarie riconosciute dal decreto del 29 marzo 2001.
Studio, centri, scuole, online
Lo studio privato. Per un singolo logopedista non serve l'autorizzazione sanitaria prevista per ambulatori e centri: di norma basta una comunicazione al Comune o all'ASL, con regole che cambiano da Regione a Regione, e locali idonei. Chiedi all'Ordine territoriale prima di firmare un affitto.
I centri di riabilitazione. È il committente più comune: fattura elettronica, esente IVA anche verso il centro, nessuna ritenuta nel forfettario (il 20% nell'ordinario). La collaborazione deve restare autonoma: sei tu a decidere giorni e orari, lavori a prestazione e puoi avere altri clienti. Se il centro ti tratta come un dipendente, con turni, cartellino e direttive, il rapporto è subordinato qualunque cosa dica il contratto.
Scuole e servizi educativi. Screening, formazione degli insegnanti e sportelli non sono prestazioni di cura: si fatturano in elettronico alla scuola e, nel regime ordinario, con l'IVA al 22%. Nel forfettario la differenza non si vede, ma va descritta bene in fattura.
Online. Le sedute in videochiamata sono la stessa attività, con la stessa fattura e lo stesso invio al Sistema TS. Conta che il paziente sia in Italia; per famiglie residenti all'estero le regole IVA cambiano, meglio chiedere prima.
Errori comuni
Mandare la fattura elettronica ai pazienti
Per le prestazioni sanitarie a persone fisiche è vietato il passaggio dallo SdI: fattura cartacea o PDF, con il codice fiscale del paziente, anche quando è un bambino.
Intestare la fattura al genitore con il suo codice fiscale
Il paziente è il bambino: in fattura e nell’invio al Sistema TS va il suo codice fiscale. Il genitore detrae lo stesso, se il figlio è a carico, e per questo deve pagare con mezzi tracciabili.
Dimenticare l’invio al Sistema Tessera Sanitaria
Scade il 31 gennaio per le fatture dell’anno prima. La sanzione è di 100 euro per ogni fattura non comunicata, fino a 50.000 euro l’anno.
Lavorare per un centro come un dipendente, con la partita IVA
Turni fissi, cartellino, direttive quotidiane e un solo committente: è lavoro subordinato mascherato, e l’Ispettorato lo contesta al centro e al professionista.
Chiedere la riduzione INPS del 35%
Vale solo per artigiani e commercianti. Chi versa alla Gestione Separata paga il 26,07% pieno, senza minimi.
Spendere tutto il primo anno
A giugno del secondo anno arrivano insieme il saldo del primo e il primo acconto del secondo, tra imposta e contributi. Accantona ogni mese il 25% di quello che incassi.
Domande frequenti
Dal 1° aprile 2025 è 86.99.09, "Altre attività varie per la salute umana n.c.a.", che nella classificazione ATECO 2025 cita espressamente la logopedia; sostituisce il vecchio 86.90.29. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 78%.
No. Chi lavora con partita IVA si iscrive alla Gestione Separata INPS e versa nel 2026 il 26,07% del reddito (24% se ha già un’altra copertura, per esempio come dipendente). Non ci sono contributi minimi e l’iscrizione è gratuita, online, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Sì, al 19% sulla parte che supera la franchigia annua di 129,11 euro di spese sanitarie, se il figlio è a suo carico. La fattura riporta il codice fiscale del bambino, che è il paziente, e il pagamento deve essere tracciabile. Non serve la prescrizione medica: il logopedista è tra le figure sanitarie riconosciute dal decreto del 29 marzo 2001.
L’apertura è gratuita. Con 20.000 euro di incassi nel primo anno, tra imposta al 5% e Gestione Separata un logopedista nel forfettario versa circa 4.850 euro, più la quota dell’Ordine, l’assicurazione e il software di fatturazione.
Sì, se resti un professionista: scegli tu orari e modalità, fatturi a prestazione e non hai vincoli da dipendente. Se il centro impone turni, cartellino e direttive come a un dipendente, è un rapporto di lavoro subordinato mascherato, con rischi per entrambi. Attenzione anche al forfettario: non si può usare se fatturi soprattutto al datore di lavoro dei due anni precedenti.