Partita IVA per Infermiere Libero Professionista
Per chi lavora solo in libera professione e per chi, dipendente in ospedale, vuole aggiungere qualche prestazione fuori orario: cosa permette la deroga all'esclusività, il codice ATECO giusto, quanto costano ENPAPI e imposta il primo anno e come si fattura.
Chi è e cosa serve per esercitare
L'infermiere è una professione sanitaria con la laurea triennale in Infermieristica (classe L/SNT1), abilitante, e l'iscrizione all'albo dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) della propria provincia, riuniti nella FNOPI. Senza iscrizione non si può esercitare, né da dipendenti né da liberi professionisti.
In libera professione l'infermiere fa assistenza domiciliare, medicazioni, prelievi, terapie iniettive, gestione di cateteri e stomie, assistenza in strutture e studi medici, e sempre più spesso l'infermiere di famiglia. Le forme sono tre: solo partita IVA, partita IVA accanto a un contratto da dipendente, o collaborazione con cooperative e RSA, dove bisogna stare attenti a non diventare dipendenti mascherati.
Prima di aprire la partita IVA
- Iscrizione all’albo dell’OPI della tua provincia
- Se sei dipendente pubblico: il nulla osta dell’azienda alla libera professione (vedi sotto)
- Polizza di responsabilità civile professionale, obbligatoria per i professionisti sanitari (legge 24/2017)
- Formazione continua ECM: 150 crediti ogni tre anni
- Una PEC, il domicilio digitale obbligatorio per gli iscritti agli albi
- Le credenziali del Sistema Tessera Sanitaria, da chiedere dopo l’apertura
Libera professione da dipendente: la deroga all'esclusività
Chi è dipendente a tempo pieno del Servizio sanitario nazionale ha di regola il vincolo di esclusività: niente attività privata. Dal 2023 una deroga, prorogata da ultimo fino al 31 dicembre 2026, permette anche agli infermieri di esercitare la libera professione fuori dall'orario di servizio, a tre condizioni:
- il nulla osta preventivo dell’azienda o dell’ente di appartenenza, da chiedere per iscritto;
- nessun conflitto di interessi e il rispetto delle incompatibilità: non si lavora, per esempio, per chi ha rapporti con il proprio reparto;
- la compatibilità con l’orario e con i turni, riposi compresi.
Dal 1° gennaio 2027, se non arriva un'altra proroga o una norma stabile, torna la regola ordinaria. Per chi lavora nel privato, invece, contano il contratto e l'obbligo di fedeltà: di solito la libera professione fuori orario è possibile, meglio comunicarla al datore di lavoro.
Avere il nulla osta non basta per il forfettario: conta anche quanto guadagni da dipendente. Con più di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell'anno prima il forfettario è escluso, e con straordinari e indennità molti infermieri ospedalieri superano la soglia.
Codice ATECO 2025/2026 per infermieri
Dal 1° aprile 2025 vale la classificazione ATECO 2025, in vigore anche per tutto il 2026, che ha dato agli infermieri un codice dedicato al posto del generico 86.90.29.
| Fino a marzo 2025 (ATECO 2007) | Dal 1° aprile 2025 (ATECO 2025) | Coefficiente forfettario |
|---|---|---|
| 86.90.29 | 86.94.01 – Attività infermieristiche | 78% |
Con il coefficiente del 78%, nel forfettario 78 euro su 100 incassati sono reddito tassabile. Il codice è quello che l'ENPAPI si aspetta di vedere per l'iscrizione. Per la logica dei codici, leggi la guida al codice ATECO.
Regime fiscale consigliato: forfettario, se puoi
Per chi lavora solo in libera professione il regime forfettario è la scelta naturale: imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, se l'attività è nuova e non prosegue un lavoro da dipendente, poi del 15%; niente IVA, niente ritenuta d'acconto, contabilità ridotta al minimo. Il limite è di 85.000 euro di compensi l'anno; sopra i 100.000 si esce subito.
Per chi ha anche lo stipendio valgono due esclusioni da controllare prima: il reddito da lavoro dipendente dell'anno prima non deve superare i 35.000 euro (soglia valida per il 2025 e il 2026), e non si può fatturare in prevalenza al datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti. Chi non rientra usa il regime ordinario: le prestazioni infermieristiche restano esenti IVA, ma si pagano IRPEF e addizionali per scaglioni, sommando i compensi allo stipendio.
L'IVA conta poco nella scelta: le prestazioni infermieristiche sono esenti anche nel regime ordinario (art. 10, n. 18, DPR 633/1972). Fai la prova con il calcolatore del regime forfettario e la guida al forfettario.
Cassa previdenziale: l'ENPAPI
Ogni infermiere che esercita la libera professione deve iscriversi all'ENPAPI, l'Ente di previdenza della professione infermieristica, anche se è già dipendente e versa all'INPS per lo stipendio. Non esiste l'alternativa della Gestione Separata. I contributi 2026 sono tre:
| Contributo | Quanto | Minimo | Note |
|---|---|---|---|
| Soggettivo | 16% del reddito netto professionale | circa 1.800 € | Deducibile. Dovuto anche con pochi incassi. |
| Integrativo | 4% dei compensi | quota minima | Si addebita in fattura al cliente e si gira alla cassa. |
| Maternità | Quota fissa, poche decine di euro | — | Uguale per tutti. |
Chi si iscrive prima dei 30 anni paga il minimo ridotto della metà per i primi tre anni e di un quarto per il quarto e il quinto; sul reddito oltre il minimo si applica sempre il 16%. I versamenti seguono le scadenze della cassa, con gli acconti a giugno e novembre e il saldo dopo la comunicazione del reddito. Il contributo minimo è la vera differenza rispetto ai professionisti senza cassa: va messo in conto prima di aprire.
Quanto costa il primo anno: esempio con 20.000 € di incassi
Primo anno di attività, regime forfettario al 5%, 20.000 € incassati. Il reddito tassabile è il 78%, cioè 15.600 €; nel primo anno non ci sono contributi già versati da dedurre.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Imposta sostitutiva al 5% su 15.600 € | 780 € |
| ENPAPI soggettivo, 16% del reddito | 2.496 € |
| ENPAPI maternità | 50 € |
| Totale a tuo carico | 3.326 € |
| ENPAPI integrativo 4%, addebitato ai clienti e girato alla cassa | 800 € |
Circa un sesto degli incassi: meno di un fisioterapista o di un logopedista, che versano il 26,07% alla Gestione Separata, ma con il minimo ENPAPI dovuto anche negli anni magri. A questo si aggiungono i costi fissi: quota dell'OPI, assicurazione, software di fatturazione, materiale e spostamenti per il domiciliare. Dal secondo anno l'imposta scende, perché i contributi versati si deducono.
Il conto arriva l'anno dopo: a giugno del secondo anno si pagano il saldo del primo e il primo acconto del secondo. Metti da parte ogni mese il 20% di quello che incassi.
Apri la partita IVA da infermiere, online
Codice ATECO 86.94.01, forfettario o ordinario secondo il tuo caso, iscrizione all’ENPAPI, credenziali del Sistema Tessera Sanitaria e prima fattura: ci pensiamo noi in videochiamata. Preventivo fisso prima di iniziare.
Fatturazione e obblighi: fattura, bollo, Sistema TS
Ai pazienti: niente fattura elettronica
Per le prestazioni sanitarie a persone fisiche è vietato emettere la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio, un divieto diventato definitivo dal 2026. La fattura al paziente si fa su carta o in PDF, con il suo codice fiscale, e va emessa sempre, anche per una medicazione a domicilio. A RSA, cooperative, studi medici e aziende la fattura è invece elettronica, anche nel forfettario.
Cosa scrivere in fattura
Il compenso, il 4% di contributo integrativo ENPAPI, la marca da bollo da 2 euro quando il totale supera 77,47 euro (si può addebitare al paziente) e la dicitura del regime: operazione in regime forfettario ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, legge 190/2014, non soggetta a ritenuta d'acconto. Nel regime ordinario, al posto della dicitura, l'esenzione IVA ex art. 10 n. 18, e le strutture trattengono il 20% del compenso come acconto delle tue imposte.
Sistema Tessera Sanitaria e detrazione
Gli infermieri sono obbligati a inviare al Sistema TS i dati delle fatture ai pazienti, che finiscono nel 730 precompilato. Dal 2026 l'invio è annuale, entro il 31 gennaio per le fatture incassate nell'anno prima; il paziente può opporsi. Le prestazioni infermieristiche si detraggono al 19% senza prescrizione medica, perché l'infermiere è tra le figure sanitarie riconosciute dal decreto del 29 marzo 2001; il pagamento deve essere tracciabile.
Cooperative e RSA
Sono il committente più comune, e il terreno delle finte partite IVA. La collaborazione resta autonoma se decidi tu quando e come lavorare, fatturi a prestazione o a progetto e puoi avere altri clienti. Turni fissi, cartellino e direttive quotidiane sono lavoro subordinato, con conseguenze per la struttura e per te. Chiarisci sempre se la tariffa è al lordo o al netto dell'integrativo e, nell'ordinario, della ritenuta.
Errori comuni
Aprire la partita IVA senza il nulla osta dell’azienda
Per un dipendente pubblico è un illecito disciplinare, con il recupero dei compensi. Prima la richiesta all’ASL o all’ospedale, poi l’Agenzia delle Entrate.
Scegliere il forfettario con uno stipendio sopra i 35.000 euro
Il controllo è automatico: chi nell’anno prima ha superato la soglia esce dal regime e paga le imposte ordinarie su tutto, con sanzioni se non si è accorto.
Fatturare alla struttura in cui si è dipendenti
Oltre al conflitto di interessi, fatturare in prevalenza al proprio datore di lavoro esclude dal forfettario.
Tenere la partita IVA "aperta per poche prestazioni"
L’ENPAPI chiede il contributo minimo ogni anno, incassi o no. Se le prestazioni sono davvero poche, chiudere la posizione costa meno che tenerla.
Mandare la fattura elettronica ai pazienti
Per le prestazioni sanitarie a persone fisiche è vietato il passaggio dallo SdI: fattura cartacea o PDF, con il codice fiscale del paziente, e invio al Sistema TS entro il 31 gennaio.
Lavorare per una cooperativa o una RSA con i turni di un dipendente
Turni fissi, cartellino e direttive sono lavoro subordinato, qualunque sia il contratto. L’Ispettorato lo contesta alla struttura e al professionista.
Domande frequenti
Dal 1° aprile 2025 è 86.94.01, "Attività infermieristiche": un codice dedicato, che sostituisce il generico 86.90.29. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 78%. Chi aveva già la partita IVA ha avuto il passaggio in automatico; basta controllarlo nel cassetto fiscale.
Nel 2026 sì, grazie alla deroga al vincolo di esclusività prorogata fino al 31 dicembre 2026: serve il nulla osta dell’azienda, l’attività va svolta fuori dall’orario di servizio e senza conflitti di interesse. Dal 2027, salvo nuove proroghe, torna la regola ordinaria. Chi lavora nel privato guarda invece al proprio contratto.
Sì. A differenza della Gestione Separata INPS, l’ENPAPI ha un contributo soggettivo minimo, intorno ai 1.800 euro l’anno, dovuto anche con pochi incassi; chi si iscrive prima dei 30 anni paga il minimo ridotto della metà per tre anni e di un quarto per altri due. È il motivo per cui una partita IVA "tenuta aperta per qualche prestazione" costa più di quanto sembra.
L’apertura è gratuita. Con 20.000 euro di incassi nel primo anno, tra imposta al 5% e contributi ENPAPI un infermiere nel forfettario versa circa 3.300 euro, oltre al 4% di integrativo addebitato ai clienti, più la quota dell’Ordine, l’assicurazione e il software di fatturazione.
Solo se nell’anno prima il reddito da lavoro dipendente non ha superato 35.000 euro (soglia valida per il 2025 e il 2026): con gli straordinari e le indennità molti infermieri ospedalieri la superano, e in quel caso resta il regime ordinario. In più, non puoi fatturare in prevalenza alla struttura in cui sei dipendente.