Apprendistato: Costi, Agevolazioni e Obblighi del Datore
L'apprendistato è il modo più conveniente per assumere un giovane senza esperienza: è un contratto a tempo indeterminato in cui, per un periodo iniziale, l'azienda insegna un mestiere e paga contributi molto ridotti. In cambio deve scrivere un piano formativo, affiancare un tutor e garantire la formazione, che in caso di controllo va dimostrata. Qui trovi i tre tipi di apprendistato, quanto costa davvero, cosa succede alla fine del percorso e gli errori che fanno perdere le agevolazioni.
In breve
- L’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato con un periodo iniziale di formazione: l’azienda insegna un mestiere e in cambio paga meno contributi.
- Il tipo usato dalle piccole aziende è il professionalizzante, per giovani tra i 18 e i 29 anni.
- I contributi a carico azienda scendono a circa il 10% della retribuzione, e quasi a zero nei primi due anni per chi ha fino a nove dipendenti.
- Servono un piano formativo individuale scritto, un tutor interno e la frequenza dei corsi regionali di base.
- Alla fine del periodo formativo l’azienda può confermare l’apprendista o recedere con preavviso, senza bisogno di motivi.
I tre tipi di apprendistato
La legge prevede tre forme di apprendistato con finalità diverse. Hanno in comune la natura di contratto a tempo indeterminato, la presenza di un percorso formativo e le agevolazioni contributive; cambiano età, durata e ruolo della scuola o dell'università.
Primo livello: qualifica, diploma e certificato di specializzazione
Per ragazzi tra i 15 e i 25 anni che devono ancora conseguire una qualifica o un diploma professionale: il lavoro si alterna alla scuola o al centro di formazione, con un protocollo tra azienda e istituzione formativa. Raro nelle piccole imprese, ma utile per inserire un ragazzo che frequenta un istituto professionale.
Professionalizzante
Il tipo di gran lunga più usato. Serve a far acquisire una qualifica prevista dal CCNL, come cameriere, cuoco, commesso, impiegato amministrativo, operaio specializzato. La formazione tecnica la fa l’azienda, quella di base la Regione. È quello di cui parla il resto di questa guida.
Alta formazione e ricerca
Per conseguire titoli universitari, master, dottorati o per il praticantato nelle professioni ordinistiche, con un accordo tra azienda e università o ente di ricerca. Interessa soprattutto gli studi professionali che vogliono assumere un praticante.
Requisiti di età e durata
L'apprendistato professionalizzante si può stipulare con giovani tra i 18 e i 29 anni, o dai 17 anni per chi ha già una qualifica professionale. Il limite si intende fino al giorno prima del compimento dei 30 anni. Esiste anche un apprendistato senza limiti di età per la riqualificazione di chi percepisce la NASpI o è in mobilità, utile per assumere un adulto che cambia mestiere.
La durata del periodo formativo la stabilisce il CCNL in base alla qualifica da raggiungere: non può essere inferiore a sei mesi né superiore a tre anni, o cinque per le figure dell'artigianato. Le qualifiche semplici hanno durate più brevi, quelle tecniche più lunghe. Periodi di apprendistato già svolti presso altre aziende per la stessa qualifica possono essere conteggiati.
Malattia, infortunio e altre assenze lunghe oltre i limiti del CCNL prolungano il periodo formativo. Il contratto deve essere scritto, indicare la qualifica finale, la durata e il piano formativo individuale, e prevede un periodo di prova come qualsiasi assunzione.
Quanto costa
Il vantaggio dell'apprendistato è strutturale: non è un bonus a sportello che può finire i fondi, ma un'aliquota contributiva ridotta che vale per tutta la durata del contratto formativo. A questo si somma la possibilità di pagare meno l'apprendista nei primi anni, inquadrandolo sotto il livello finale o con una percentuale crescente della retribuzione, secondo quanto prevede il CCNL.
| Voce | Apprendista | Nota |
|---|---|---|
| Contributi INPS a carico azienda | Circa 10% della retribuzione | Contro quasi il 30% di un dipendente ordinario |
| Aziende fino a 9 dipendenti | 1,5% il primo anno, 3% il secondo, poi 10% | Il vantaggio maggiore per le microimprese |
| Contributo NASpI | Aggiuntivo, 1,31% | Dovuto anche dagli apprendisti |
| Retribuzione | Fino a due livelli sotto quello finale | Oppure in percentuale crescente, se il CCNL lo prevede |
| Dopo la conferma | Contributi ridotti per altri 12 mesi | Se il rapporto prosegue a tempo indeterminato |
Restano a carico dell'azienda il premio INAIL, il TFR, la tredicesima e le altre voci previste dal contratto. L'apprendistato è escluso dai bonus assunzione a esonero totale del 2026 (giovani, donne e ZES) ed è escluso dalla Decontribuzione Sud PMI: le alternative sono confrontate nella guida sugli incentivi alle assunzioni al Sud. Per una stima sulla tua situazione parti dal calcolatore del costo dipendente.
Obblighi formativi e piano formativo
La formazione è la ragione per cui lo Stato riduce i contributi, ed è anche il punto su cui si concentrano i controlli. Nell'apprendistato professionalizzante ha due componenti. La formazione professionalizzante, sul mestiere, è responsabilità dell'azienda: si svolge sul posto di lavoro o con corsi esterni, segue il piano formativo individuale e va documentata ora per ora. La formazione di base e trasversale, su sicurezza, diritti, competenze digitali e relazionali, è offerta dalla Regione tramite enti accreditati, fino a 120 ore nel triennio.
Il piano formativo individuale è il documento che descrive cosa l'apprendista deve imparare, in quanto tempo e con quali modalità. Va allegato al contratto, può essere redatto sui modelli dei CCNL o degli enti bilaterali, e deve essere coerente con la qualifica finale. L'azienda nomina un tutor o referente aziendale, che può essere anche il titolare, con competenze adeguate a seguire il percorso.
Al termine, la formazione svolta e la qualifica raggiunta vengono registrate nel libretto formativo del cittadino o negli strumenti equivalenti previsti dalla Regione. Una formazione ben documentata è anche la migliore difesa in caso di vertenza.
Fine apprendistato: conferma o recesso
Alla scadenza del periodo formativo l'azienda ha una scelta. Se non fa nulla, il rapporto prosegue automaticamente come normale contratto a tempo indeterminato, con la qualifica raggiunta, e i contributi restano ridotti per altri dodici mesi. Se invece vuole interrompere, può recedere senza dover motivare, dando il preavviso previsto dal CCNL, che decorre dalla fine del periodo formativo.
Il recesso a fine apprendistato è una cessazione per volontà dell'azienda: va comunicato al Centro per l'Impiego, dà al lavoratore accesso alla NASpI e comporta il pagamento del ticket di licenziamento. Durante il preavviso continuano a valere le regole dell'apprendistato. Prima della scadenza, invece, l'apprendista si può licenziare solo per giusta causa o giustificato motivo, come qualsiasi dipendente.
Errori che fanno perdere le agevolazioni
L'apprendistato conviene finché è un vero percorso formativo. Questi sono gli errori che trasformano il risparmio in una restituzione di contributi con sanzioni.
Piano formativo assente o generico
Il piano formativo individuale va scritto e firmato con il contratto, nei termini del CCNL, e deve descrivere competenze e contenuti reali della mansione. Un modulo copiato e uguale per tutti è la prima cosa che un ispettore contesta.
Formazione non fatta o non registrata
Se la formazione non viene svolta per responsabilità dell’azienda, si restituisce la differenza tra i contributi pagati e quelli pieni, maggiorata del 100%. La formazione interna va documentata con registri, presenze e firme del tutor.
Mansioni diverse dalla qualifica
L’apprendista assunto come aiuto cuoco che passa l’estate a lavare piatti, o il commesso che fa solo magazzino, non sta imparando il mestiere del contratto. In caso di controllo il rapporto può essere riqualificato come ordinario fin dall’inizio.
Troppi apprendisti rispetto ai qualificati
Il numero di apprendisti è limitato in rapporto ai lavoratori qualificati: 3 a 2 nelle aziende con almeno dieci dipendenti, 1 a 1 sotto quella soglia, al massimo tre per chi non ha qualificati. Gli apprendisti in eccesso sono considerati dipendenti ordinari.
Non confermare abbastanza apprendisti
Le aziende con almeno 50 dipendenti possono assumere nuovi apprendisti solo se hanno confermato almeno il 20% degli apprendisti assunti nei 36 mesi precedenti. Il CCNL può prevedere clausole più severe anche per le aziende più piccole.
Riferimenti locali
In Sicilia la formazione di base e trasversale degli apprendisti è organizzata dalla Regione Siciliana attraverso l'offerta formativa pubblica e gli enti di formazione accreditati. In provincia di Siracusa i corsi sono erogati da enti di formazione con sedi nel capoluogo e nei comuni principali, spesso anche a distanza; l'azienda iscrive l'apprendista e deve lasciargli il tempo di frequentare durante l'orario di lavoro.
Nella zona di Pachino l'apprendistato è diffuso nei ristoranti e nelle pasticcerie, nei negozi, nelle officine e negli studi professionali. Per la parte aziendale molti CCNL mettono a disposizione modelli di piano formativo tramite gli enti bilaterali territoriali. I controlli sulla formazione spettano all'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Siracusa, mentre l'INPS di Siracusa verifica le aliquote ridotte applicate nelle denunce mensili.
Domande frequenti
Quanto risparmio con un apprendista?
Il risparmio viene da due voci. I contributi a carico dell’azienda scendono a circa il 10% della retribuzione, contro quasi il 30% di un dipendente ordinario, e nelle aziende fino a nove dipendenti sono quasi azzerati nei primi due anni. In più l’apprendista può essere inquadrato fino a due livelli sotto quello di arrivo. Il totale dipende dal CCNL e dalla paga: il calcolatore del costo dipendente dà la base da cui partire.
Posso licenziare un apprendista?
Durante il percorso valgono le regole di ogni dipendente a tempo indeterminato: serve una giusta causa o un giustificato motivo, e il licenziamento senza motivo è illegittimo. Alla fine del periodo formativo, invece, l’azienda può recedere senza motivazione, dando il preavviso previsto dal CCNL che decorre dalla scadenza. Se nessuna delle due parti recede, il rapporto prosegue automaticamente come normale contratto a tempo indeterminato.
La formazione la devo fare io?
In parte. Nell’apprendistato professionalizzante la formazione tecnica sul mestiere è a carico dell’azienda, sotto la guida di un tutor o referente interno, e va registrata. La formazione di base e trasversale, fino a 120 ore nel triennio, è offerta dalla Regione tramite enti accreditati e l’azienda deve consentire all’apprendista di frequentarla. Se la formazione non viene fatta per colpa dell’azienda, si restituisce la differenza contributiva con una maggiorazione.
Posso assumere un apprendista part-time?
Sì, l’apprendistato può essere a tempo parziale, ma l’orario deve consentire di svolgere davvero il percorso formativo. Molti CCNL fissano un orario minimo per l’apprendista part-time, di regola tra il 50% e il 60% del tempo pieno, e alcuni allungano la durata dell’apprendistato in proporzione. Prima di proporre un part-time breve conviene controllare il contratto collettivo applicato, perché un orario troppo basso può far contestare la natura formativa del rapporto.