Partita IVA per Fotografo e Videomaker
Professionista o artigiano, il codice ATECO giusto per foto e video, quando il forfettario conviene e quando l'attrezzatura lo rende una trappola, quanto si paga il primo anno e come si fatturano sposi, aziende e acconti.
Chi è e cosa serve per esercitare: professionista o artigiano
Fotografo e videomaker non sono professioni regolamentate: niente albo, niente titolo obbligatorio, niente esame. Serve la partita IVA quando l'attività è abituale, anche se piccola: chi fa due matrimoni l'anno con continuità ce l'ha, chi vende una foto una volta può usare la prestazione occasionale. La prima scelta, che condiziona tutto il resto, è come lavori.
Professionista
- Vendi soprattutto il tuo lavoro: servizi fotografici e video su commissione
- Nessun negozio aperto al pubblico, nessun dipendente, nessun laboratorio
- Solo partita IVA all'Agenzia delle Entrate, niente Camera di Commercio
- Contributi alla Gestione Separata INPS, in percentuale sul reddito
Impresa artigiana
- Studio aperto al pubblico, laboratorio di stampa, dipendenti o collaboratori
- Vendita organizzata di stampe, album, fototessere
- Iscrizione al Registro delle Imprese, sezione artigiani, con la pratica ComUnica
- Contributi fissi INPS artigiani, ridotti del 35% nel forfettario
La maggior parte di chi inizia è un professionista, e questa guida parte da lì. Ma la linea si sposta con l'attività: il giorno in cui apri uno studio con la vetrina o assumi un assistente, diventi impresa, e vanno rifatti inquadramento e contributi. Due cose servono in entrambi i casi: una PEC, obbligatoria per le imprese e comoda per tutti, e un'assicurazione di responsabilità civile, non obbligatoria ma preziosa quando si lavora a un matrimonio che non si può rifare.
Codice ATECO 2025/2026 per fotografi e videomaker
Con la classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° aprile 2025 e per tutto il 2026, le attività fotografiche restano nel gruppo 74.20. Il codice da usare per la maggior parte dei casi è uno:
| Codice | Per chi | Coefficiente forfettario |
|---|---|---|
| 74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche | Matrimoni, eventi, ritratti, moda, foto di prodotto, video di eventi e aziendali | 78% |
| 74.20.11 – Attività di fotoreporter | Chi lavora per testate e agenzie di stampa | 78% |
| 59.11 – Produzione cinematografica e di video | Case di produzione, chi fa soprattutto film, spot e contenuti video strutturati | 67% |
Il coefficiente è la differenza che si vede in busta: con il 78%, 78 euro su 100 incassati sono reddito tassabile; con il 67% sono 67, quindi il 59.11 tassa meno a parità di incassi. Non è un motivo per sceglierlo: il codice descrive l'attività, e un videomaker di matrimoni fa “riprese”, non produzione cinematografica. Si possono avere più codici, uno principale e altri secondari, se le attività sono davvero diverse. Per la logica dei codici, leggi la guida al codice ATECO.
Regime fiscale consigliato: forfettario, con un'eccezione
Per chi inizia il regime forfettario è di solito la scelta giusta: imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, se l'attività è nuova e non prosegue un lavoro da dipendente, poi del 15%; niente IVA sulle fatture, niente ritenuta d'acconto, contabilità minima. Il limite è di 85.000 euro di incassi l'anno; sopra i 100.000 si esce subito. Per chi lavora con i privati l'assenza di IVA è un vantaggio di prezzo del 22% rispetto a un concorrente in regime ordinario.
L'eccezione è l'attrezzatura. Nel forfettario i costi non si deducono: il 22% di spese forfettarie copre tutto, dalla macchina da 3.000 euro al computer. Chi parte con un investimento importante, o lavora soprattutto per aziende che recuperano l'IVA, deve fare il conto con il regime ordinario, dove attrezzatura e software si ammortizzano e l'IVA sugli acquisti si detrae. Spesso conviene l'ordinario nei primi due anni e il forfettario dopo, perché si può cambiare regime da un anno all'altro.
Fai la prova con il calcolatore del regime forfettario e la guida al forfettario. Chi è anche dipendente ricordi la soglia: con più di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell'anno prima il forfettario è escluso (soglia valida per il 2025 e il 2026).
Cassa previdenziale: Gestione Separata o INPS artigiani
Non esiste una cassa dei fotografi. I contributi seguono l'inquadramento:
Professionista: Gestione Separata INPS
- 26,07% del reddito nel 2026 (24% con un'altra copertura)
- Nessun minimo: con incassi bassi si versa poco
- Rivalsa del 4% addebitabile in fattura, facoltativa
- Niente riduzione del 35%
Impresa: INPS artigiani
- Contributi fissi, circa 4.500 euro l'anno, dovuti anche con incassi bassi
- Più circa il 24% sul reddito oltre il minimale
- Nel forfettario, riduzione del 35% su richiesta (50% per le nuove iscrizioni, per tre anni)
- Quattro rate fisse a febbraio, maggio, agosto e novembre
Con incassi bassi il professionista paga meno, perché non ha minimi; con incassi alti l'impresa con la riduzione del 35% può pagare meno. È un calcolo da fare prima, perché cambiare inquadramento dopo è una pratica a sé.
Quanto costa il primo anno: esempio con 20.000 € di incassi
Fotografo professionista, primo anno di attività, regime forfettario al 5%, 20.000 € incassati tra matrimoni, eventi e qualche servizio aziendale. Il reddito tassabile è il 78%, cioè 15.600 €; nel primo anno non ci sono contributi già versati da dedurre.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Imposta sostitutiva al 5% su 15.600 € | 780 € |
| Gestione Separata INPS, 26,07% su 15.600 € | 4.067 € |
| Totale tra imposta e contributi | 4.847 € |
Circa un quarto degli incassi, quasi tutto in contributi. A questo si aggiungono software di fatturazione, assicurazione, archiviazione e, soprattutto, l'attrezzatura, che nel forfettario non si scarica. Dal secondo anno l'imposta scende, perché i contributi versati si deducono.
Il lavoro del fotografo è stagionale, il fisco no: a giugno del secondo anno si pagano il saldo del primo e il primo acconto del secondo, proprio nel pieno della stagione dei matrimoni, quando gli incassi degli acconti sembrano tanti. Metti da parte ogni mese il 25% di quello che incassi.
Apri la partita IVA da fotografo, online
Codice ATECO 74.20.19, professionista o impresa, forfettario o ordinario secondo l’attrezzatura, iscrizione INPS e prima fattura elettronica: ci pensiamo noi in videochiamata. Preventivo fisso prima di iniziare.
Fatturazione e obblighi: fattura elettronica, acconti, bollo, diritti
Fattura elettronica a tutti
Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria anche nel forfettario, verso chiunque: alle aziende con il loro codice destinatario, ai privati con il codice 0000000 e il codice fiscale. Va emessa per ogni servizio, anche quando gli sposi non la chiedono. Serve un software di fatturazione dal primo lavoro.
Acconti e caparre
Nel forfettario conta l'incasso: l'acconto ricevuto alla prenotazione si fattura quando entra sul conto, anche se il matrimonio è tra un anno. La caparra confirmatoria è una garanzia, non un pagamento: si fattura quando diventa corrispettivo, cioè al servizio, o resta trattenuta se il cliente rinuncia. Il contratto deve dire con chiarezza cosa si versa, perché il trattamento è diverso.
Bollo e diciture
Sopra i 77,47 euro la fattura senza IVA porta la marca da bollo da 2 euro, assolta in modo virtuale e addebitabile al cliente, e la dicitura del regime: operazione in regime forfettario ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, legge 190/2014, non soggetta a ritenuta d'acconto. Nel regime ordinario la fattura ha l'IVA al 22% e, se il cliente è un'azienda e tu un professionista, la ritenuta del 20%.
Diritto d'autore
Le fotografie sono opere protette: quando vendi a un'azienda o a un editore il diritto di usarle, e non il servizio, il compenso può seguire le regole del diritto d'autore, fuori dal campo IVA e con una ritenuta ridotta. È un terreno in cui l'Agenzia delle Entrate guarda la sostanza: un matrimonio è un servizio, una campagna pubblicitaria con cessione dei diritti può essere l'altra cosa. Meglio deciderlo contratto per contratto, con chi ti segue.
Stampe, album e vendite online
Vendere stampe, album o foto in download è attività commerciale: rientra nel 74.20.19 se è accessoria ai servizi, ma se diventa un e-commerce strutturato cambia l'inquadramento, verso l'impresa. Per i privati le vendite si fatturano o si documentano con il corrispettivo telematico, a seconda di come sono organizzate.
Errori comuni
Non fatturare i privati
Matrimoni, battesimi e ritratti vanno fatturati come qualsiasi altro lavoro, in elettronico. I fotografi di matrimonio sono un bersaglio frequente degli accertamenti, che partono dai social e dai siti.
Scegliere il forfettario l’anno in cui compri l’attrezzatura
Nel forfettario macchina, obiettivi e computer non si scaricano. Se l’investimento è grande, il regime ordinario può costare meno nei primi anni.
Confondere caparra e acconto
L’acconto è un pagamento e si fattura quando lo incassi. La caparra confirmatoria è una garanzia: si fattura quando diventa pagamento, cioè al servizio. Scrivere in contratto quale delle due si versa evita problemi.
Restare "professionista" con uno studio aperto al pubblico
Negozio, laboratorio, dipendenti o vendita organizzata di stampe fanno di te un’impresa artigiana, con Camera di Commercio e INPS artigiani. Il fisco guarda come lavori, non come ti definisci.
Usare il codice 59.11 "perché faccio anche video"
Il 74.20.19 copre anche i video di eventi, con coefficiente 78%. Il 59.11 della produzione cinematografica ha il 67%: più reddito tassato a parità di incassi, e descrive un’altra attività.
Spendere tutto il primo anno
A giugno del secondo anno arrivano insieme il saldo del primo e il primo acconto del secondo, tra imposta e contributi. Accantona ogni mese il 25% di quello che incassi.
Domande frequenti
Per quasi tutti è 74.20.19, "Altre attività di riprese fotografiche": matrimoni, eventi, ritratti, foto di prodotto e anche i video, con coefficiente del 78% nel forfettario. Esistono codici più specifici (74.20.11 per i fotoreporter) e, per chi produce soprattutto video e film, il 59.11, che però ha un coefficiente del 67%. La scelta dipende da cosa fai davvero.
Dipende da come lavori. Chi vende soprattutto il proprio lavoro intellettuale, senza negozio né dipendenti, è un professionista: niente Camera di Commercio e contributi alla Gestione Separata INPS. Chi ha uno studio aperto al pubblico, un laboratorio, dipendenti o vende stampe e album in modo organizzato è un’impresa artigiana: iscrizione al Registro delle Imprese e INPS artigiani, con contributi fissi.
Nel forfettario no: le spese sono riconosciute a forfait con il 22% degli incassi, qualunque cosa compri. Nel regime ordinario sì, con l’ammortamento in più anni e l’IVA detraibile. Se stai per investire molto in attrezzatura, è il caso in cui l’ordinario merita un calcolo prima di scegliere.
L’apertura è gratuita per il professionista; per l’impresa ci sono i diritti della Camera di Commercio. Con 20.000 euro di incassi nel primo anno, tra imposta al 5% e Gestione Separata un fotografo professionista nel forfettario versa circa 4.850 euro, più software di fatturazione, assicurazione e attrezzatura.
Sì, sempre, e in formato elettronico: dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria anche nel forfettario, verso chiunque. Ai privati si invia con il codice destinatario 0000000 e il loro codice fiscale. Gli acconti incassati si fatturano quando li ricevi; sopra i 77,47 euro va la marca da bollo da 2 euro.