Licenziamento e Dimissioni: Procedura Corretta e Costi
Un dipendente si può licenziare solo con un motivo previsto dalla legge, per iscritto e seguendo una procedura precisa; il lavoratore che vuole andarsene, invece, deve dimettersi con la procedura telematica del Ministero. In entrambi i casi a fine rapporto si pagano preavviso, TFR e ratei, e per i licenziamenti anche il ticket NASpI. Questa guida spiega i tipi di licenziamento, i passaggi corretti, i costi reali e cosa rischia l'azienda quando sbaglia, che è la parte più costosa di tutte.
In breve
- Un dipendente a tempo indeterminato si può licenziare solo per giusta causa, giustificato motivo soggettivo o giustificato motivo oggettivo, sempre per iscritto e con i motivi.
- Il licenziamento disciplinare richiede prima la contestazione scritta e il tempo per le difese del lavoratore.
- A fine rapporto si pagano preavviso o indennità sostitutiva, TFR e ratei; per quasi ogni licenziamento è dovuto il ticket NASpI.
- Le dimissioni sono valide solo se telematiche: lettere e messaggi non bastano.
- Un licenziamento sbagliato costa molto più di uno corretto: chiedere un parere prima di firmare è il risparmio maggiore.
Tipi di licenziamento
Nel lavoro a tempo indeterminato il licenziamento libero non esiste: serve sempre una ragione, che rientra in una di tre categorie. La categoria decide la procedura da seguire, se spetta il preavviso e quali conseguenze ha un errore. Restano fuori da queste regole il periodo di prova, la fine dell'apprendistato e la scadenza di un contratto a termine.
Giusta causa
Un fatto così grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto: furto, violenza, grave insubordinazione, assenze ingiustificate prolungate. Il licenziamento è immediato e senza preavviso, ma va preceduto dalla procedura disciplinare.
Giustificato motivo soggettivo
Un inadempimento notevole del lavoratore, meno grave della giusta causa: ritardi ripetuti, negligenze, violazioni del regolamento già sanzionate. Anche qui serve la procedura disciplinare, ma il lavoratore ha diritto al preavviso.
Giustificato motivo oggettivo
Una ragione che riguarda l’azienda, non il lavoratore: chiusura di un reparto, calo stabile dell’attività, riorganizzazione che sopprime il posto. L’azienda deve provare la ragione e l’impossibilità di ricollocare il lavoratore. Spetta il preavviso.
La procedura corretta e il preavviso
Il licenziamento va sempre comunicato per iscritto, con i motivi, e consegnato in modo da provarne la ricezione: a mano con firma per ricevuta, con raccomandata o con PEC. Per i licenziamenti disciplinari la lettera deve essere preceduta dalla contestazione scritta dell'addebito, specifica e tempestiva; il lavoratore ha almeno cinque giorni per giustificarsi, anche a voce con l'assistenza del sindacato, e solo dopo l'azienda può decidere. Il codice disciplinare deve essere affisso in un luogo accessibile.
Per il giustificato motivo oggettivo nelle aziende con più di 15 dipendenti, se il lavoratore è stato assunto prima del 7 marzo 2015, serve una procedura preventiva di conciliazione davanti all'Ispettorato del Lavoro. Per gli assunti dopo quella data, e in tutte le aziende più piccole, la lettera può essere inviata direttamente. Entro cinque giorni dalla cessazione va inviata la comunicazione obbligatoria al Centro per l'Impiego.
Il preavviso è il periodo tra la comunicazione e la fine effettiva del rapporto. La sua durata la fissa il CCNL in base a livello e anzianità; l'azienda può esonerare il lavoratore dal lavorarlo pagando l'indennità sostitutiva. Non spetta in caso di giusta causa. Durante il preavviso lavorato, malattia e ferie ne sospendono il decorso secondo le regole del contratto collettivo.
Costi: preavviso, TFR, ticket licenziamento NASpI
I costi di un licenziamento corretto sono in gran parte prevedibili, e il TFR dovrebbe essere già accantonato in bilancio. La voce che sorprende di più le piccole aziende è il ticket NASpI, un contributo che l'INPS chiede a ogni datore di lavoro che interrompe un rapporto a tempo indeterminato, per finanziare la disoccupazione del lavoratore.
| Voce | Importo | Quando |
|---|---|---|
| Preavviso o indennità sostitutiva | Da alcuni giorni a qualche mese di retribuzione, secondo CCNL, livello e anzianità | Non dovuto per la giusta causa |
| TFR | Quota accantonata ogni anno: retribuzione annua divisa per 13,5, più rivalutazione | Dovuto sempre, qualunque sia la causa |
| Ratei e ferie non godute | Tredicesima, eventuale quattordicesima, ferie e permessi maturati | Liquidati nell’ultima busta paga |
| Ticket NASpI | Il 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità, fino a tre anni: nel 2026 649,73 € l’anno, massimo 1.949,19 € | Dovuto anche per il licenziamento disciplinare; non per le dimissioni |
Per stimare l'importo del TFR usa il calcolatore TFR; per sapere cosa riceverà il lavoratore dopo la cessazione c'è il calcolatore NASpI. Il ticket non è dovuto per le dimissioni volontarie, per la risoluzione consensuale fuori dai casi di conciliazione previsti e per la scadenza dei contratti a termine.
Dimissioni telematiche: come funzionano
Dal 12 marzo 2016 il lavoratore che vuole dimettersi deve compilare un modulo telematico sul portale del Ministero del Lavoro, con lo SPID o la CIE, oppure farsi assistere da un patronato, un sindacato, un consulente del lavoro o un ente bilaterale. Il modulo arriva via PEC all'azienda e all'Ispettorato. Le dimissioni date in altro modo, anche per iscritto e firmate, non producono effetti.
Il lavoratore può revocare le dimissioni entro sette giorni con la stessa procedura. Deve dare il preavviso previsto dal CCNL; se non lo fa, l'azienda trattiene l'indennità corrispondente dalle sue competenze di fine rapporto. Non servono le dimissioni telematiche durante il periodo di prova, per i lavoratori domestici e per quelle convalidate in sede protetta.
Il dipendente sparisce? Dal 2025, se l'assenza ingiustificata supera il termine del CCNL o, in mancanza, 15 giorni, l'azienda può comunicarlo all'Ispettorato e il rapporto si considera risolto per volontà del lavoratore, senza ticket NASpI. Prima della legge l'unica strada era il licenziamento disciplinare.
Dimissioni per giusta causa e risoluzione consensuale
Il lavoratore può dimettersi senza preavviso per giusta causa quando è l'azienda a non rispettare i suoi obblighi: stipendi non pagati per mesi, mansioni dequalificanti, molestie, trasferimento illegittimo. In questo caso le dimissioni equivalgono a una perdita involontaria del lavoro: il lavoratore ha diritto alla NASpI e all'indennità di preavviso, e l'azienda paga il ticket.
Quando entrambe le parti vogliono chiudere il rapporto, la soluzione più sicura è la risoluzione consensuale firmata in sede protetta: presso l'Ispettorato, in sede sindacale o davanti a una commissione di certificazione. In quella sede le parti possono anche chiudere ogni pretesa reciproca con una transazione. Per i licenziamenti dei lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 esiste inoltre l'offerta di conciliazione: entro i termini dell'impugnazione l'azienda offre una somma pari a una mensilità per ogni anno di servizio, da 3 a 27 mensilità (dimezzate, fino a 6, sotto i 15 dipendenti), esente da tasse e contributi, e il lavoratore che la accetta rinuncia alla causa.
Cosa rischia il datore se sbaglia
Le conseguenze di un licenziamento illegittimo dipendono dal tipo di vizio, dalla data di assunzione del lavoratore e dalle dimensioni dell'azienda. Queste sono le situazioni da evitare.
Licenziamento orale
Un licenziamento comunicato a voce o con un messaggio è inefficace: il rapporto non si è mai interrotto e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione e alle retribuzioni perse, in qualsiasi azienda.
Licenziamento discriminatorio o per motivo illecito
Licenziare per ragioni legate a sesso, religione, appartenenza sindacale, gravidanza o matrimonio è nullo, con reintegrazione e risarcimento pieno indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.
Motivo non provato o procedura sbagliata
Se il giudice ritiene il motivo insussistente o la procedura viziata, l’azienda paga un’indennità commisurata all’anzianità e alla retribuzione. Per le aziende fino a 15 dipendenti l’importo è dimezzato, ma la Corte costituzionale (sentenza n. 118 del 2025) ha cancellato il tetto di sei mensilità: oggi il giudice può arrivare fino a 18 mensilità anche nelle piccole aziende.
Termini del lavoratore
Il lavoratore ha 60 giorni dalla comunicazione per impugnare il licenziamento per iscritto e poi 180 giorni per depositare il ricorso. Fino ad allora il rischio di causa resta aperto.
Riferimenti locali
Per le aziende di Pachino, Noto e del resto della provincia la sede di riferimento è l'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Siracusa. Lì si svolgono le procedure preventive per i licenziamenti economici, le conciliazioni e le risoluzioni consensuali in sede protetta, e lì arrivano le comunicazioni sulle assenze ingiustificate. Conciliazioni e accordi possono essere firmati anche presso le sedi sindacali della provincia o le commissioni di certificazione.
Le cause di lavoro sono di competenza del Tribunale di Siracusa, sezione lavoro, per i rapporti che si svolgono nella zona. Nella pratica la maggior parte delle controversie con i dipendenti delle piccole aziende si chiude prima, con una conciliazione: arrivarci con la documentazione in ordine, contestazioni, lettere e buste paga, è ciò che fa la differenza sull'importo.
Domande frequenti
Quanto costa licenziare un dipendente?
Un licenziamento corretto costa la retribuzione del preavviso, o l’indennità sostitutiva se il lavoratore viene esonerato dal lavorarlo, il TFR e i ratei maturati, che però sono già accantonati, e il ticket NASpI, dovuto per quasi ogni licenziamento: nel 2026 vale 649,73 euro per ogni anno di anzianità, fino a 1.949,19 euro per tre anni o più. Il costo vero di un licenziamento sbagliato è un altro: l’indennità riconosciuta dal giudice, oggi da 3 a 18 mensilità anche nelle piccole aziende (Corte costituzionale n. 118/2025).
Posso licenziare per calo di lavoro?
Sì, è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma il calo deve essere reale, documentabile e collegato alla soppressione di quel posto. L’azienda deve poter dimostrare di non avere altre mansioni compatibili a cui destinare il lavoratore, e scegliere chi licenziare con criteri corretti se più persone fanno lo stesso lavoro. Nelle aziende sopra i 15 dipendenti, per chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015, serve prima una procedura all’Ispettorato.
Le dimissioni via WhatsApp sono valide?
No. Dal 2016 le dimissioni sono valide solo se presentate con la procedura telematica del Ministero del Lavoro, direttamente dal lavoratore o tramite patronato, sindacato o consulente del lavoro. Un messaggio su WhatsApp, una lettera o una dichiarazione a voce non bastano. Se il dipendente smette di presentarsi senza dimettersi, dal 2025 l’azienda può comunicarlo all’Ispettorato e, trascorso il termine previsto, il rapporto si considera risolto per dimissioni.
Quando devo pagare il TFR?
Il TFR si paga alla fine del rapporto, qualunque sia la causa: licenziamento, dimissioni, scadenza del termine o pensionamento. La legge non fissa un giorno preciso; i CCNL indicano di solito un termine di alcune settimane dalla cessazione, in genere con le competenze dell’ultimo mese, dopo il quale maturano interessi e rivalutazione. Se il lavoratore ha destinato il TFR a un fondo pensione, l’azienda versa solo la parte rimasta in azienda. Il calcolatore TFR dello studio dà una stima dell’importo.